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Settembre per tanti è il nuovo gennaio. Per me, invece, è un mese che ha memoria.
Non so se capita anche a voi, ma ci sono mesi che sembrano avere un peso diverso dagli altri, come se si portassero dietro qualcosa. Settembre per me è così: è il mese delle ripartenze, certo, ma soprattutto è il mese in cui, negli anni, sono successe cose che hanno lasciato il segno. Alcune belle, altre decisamente meno, alcune arrivate quando proprio non le stavo aspettando.
È un mese che mi fa guardare avanti, ma anche voltarmi indietro per vedere quanta strada ho fatto.
E quest’anno, ancora di più.
A settembre festeggio vent’anni da un tumore che mi ha fatto tremare le gambe, vacillare nei sogni e guardare la vita da una prospettiva completamente diversa. Vent’anni. A dirlo sembra una cosa enorme, e forse lo è, ma la cosa strana è che non mi viene voglia di fare grandi discorsi sulla forza, sulla rinascita, sulla resilienza e su tutte quelle parole che sembrano quasi voler mettere un ordine e un senso a qualcosa che di senso ne aveva ben poco. Mi viene piuttosto da pensare a quella donna di vent’anni fa e a tutto quello che allora non poteva sapere.
Non poteva sapere che vent’anni dopo avrebbe festeggiato anche un’altra cosa: quattordici anni di Bookbank.
E qui, lo ammetto, un po’ mi viene da ridere. Perché se vent’anni fa mi avessero detto che un giorno avrei avuto una libreria tutta mia, probabilmente avrei pensato che stavano parlando di qualcun’altra. E se quattordici anni fa mi avessero detto tutto quello che sarebbe successo da allora (le persone incontrate, le idee, le iniziative, i libri che hanno continuato a entrare e uscire da quella porta, le cose riuscite e quelle venute decisamente peggio del previsto) forse avrei riso ancora di più.
E invece eccoci qui.
Sarà un caso che entrambe queste cose siano successe a settembre? Mah. Io non sono mai stata bravissima a credere nelle coincidenze, ma nemmeno a cercare per forza un significato in tutto. Diciamo che mi piace pensare che settembre, per me, abbia semplicemente una certa ostinazione.
È il mese in cui mi ricorda che nella vita ci sono momenti in cui non hai idea di cosa succederà dopo eppure, in qualche modo, fai un passo. A volte perché non hai scelta, altre perché scegli proprio di farlo. È quello che è successo vent’anni fa. Ed è quello che è successo quattordici anni fa. Ed è quello che, in fondo, continua a succedere ogni volta che mi viene un’idea e penso: “Vabbè, proviamo”.
La roulottina che quest’estate è andata in giro per la provincia, per esempio, è nata esattamente così: un’idea un po’ folle, un po’ romantica e anche parecchio complicata. E adesso eccola lì, con i suoi libri, le sue ruote e una quantità di cose ancora da inventare.
Forse è questo che mi piace di settembre: non mi fa venire voglia di ricominciare da capo, mi fa venire voglia di continuare! Di prendere quello che c’è stato, bello o brutto, riuscito o inciampato, e portarmelo dietro. Perché non siamo mai davvero persone nuove quando ripartiamo: siamo quelle di prima, solo con qualche storia in più, qualche cicatrice, qualche idea folle e magari un po’ più di coraggio.
E allora, dopo vent’anni, dopo quattordici anni e dopo tutti i piccoli e grandi salti nel vuoto che ci sono stati in mezzo, credo di aver capito che non serve sapere sempre dove si sta andando, a volte basta avere abbastanza curiosità da fare il passo successivo… Anche senza sapere bene cosa ci aspetta dall’altra parte.
Il mio gesto ribelle? Continuare a buttarmi. D’altra parte, dopo vent’anni, avrò pure imparato a farlo senza guardare troppo in basso, eh? |