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Gennaio è pieno di buoni propositi. Io li salto tutti.
Io non li sopporto. Non li ho mai sopportati, fin da bambina. Quando rientravi a scuola dopo le vacanze natalizie e il maestro ci faceva fare i famigerati pensierini: io iniziavo già male. Scrivevo sempre cose tipo: “Prometto di mangiare il minestrone”. Cosa assolutamente falsa, perché non ce l’ho mai fatta.
Da grande i buoni propositi si sono fatti più adulti: vado in palestra, smetto di comprare libri, da domani dieta rigorosa… eppure non ne ho mai mantenuto uno. E non parliamo di diete: ogni volta che mi dico “da domani mi metto a dieta”, vedo Isabelle Allende che mi sgrida leggendo l’incipit di Afrodita.
Insomma: io non li reggo proprio, i buoni propositi.
E allora, da qualche anno a questa parte, li ho sostituiti con i progetti. Parola più concreta, più viva. Un progetto si pensa, si pianifica, si costruisce. Un buon proposito, dal mio punto di vista, è solo un desiderio vagamente appiccicato a un calendario. Un progetto, invece, non è una promessa: è azione.
Chi mi conosce sa che quando stacco la testa in vacanza, questa mi parte. Le idee arrivano. Il mare fa la sua parte, Giovanni trema al solo pensiero di quello che dovrà fare, io prendo appunti mentali.
E anche questa volta è successo: ho in testa un progetto grande, ambizioso… un PROGETTONE! Di quelli che ti fanno brillare gli occhi e, allo stesso tempo, ti costringono a rallentare. A fermarti. A fare conti, misurare spazi, immaginare strade. Riguarda Bookbank, ovviamente, e una sua trasformazione. Non ve ne parlo ancora, perché un progetto – per essere tale – ha bisogno di fondamenta solide prima delle parole. Ma sappiate che c’entrano il movimento, gli incontri, i libri fuori dalle mura. E che, se andrà in porto, Bookbank non starà più ferma.
Nel frattempo, però, i progetti non stanno ad aspettare. Alcuni nascono dalle mani, altri dalle idee condivise. Tutti dallo stesso desiderio: rendere Bookbank sempre più viva.
C’è un nuovo oggetto al quale Giovanni sta lavorando. È quasi pronto, manca giusto una rifinitura. Si chiamerà VOLUME: utilizzabile ovunque: ideale per un picnic all’aria aperta ma anche per rallegrare l’umore in una stanza. Non ha bisogno di ricariche o fili e… a breve ve lo presento.
E poi c’è PAUSA PRANZO, la tovaglietta in cotone che ospita le posate ma anche un libro. Perché leggere e mangiare, a volte, possono convivere felicemente. La racconterò meglio, ma se passate in libreria la trovate già lì, pronta.
E tra i progetti ci sono anche le persone. Quelle che portano la loro creatività e la loro competenza tra le mura di Bookbank.
Ci sarà Ilaria con i gioielli di carta, Chiara con il suo miele, Valeria che sa costruire con le parole, Cristian con i Tarocchi Letterari, un’altra Chiara che ci spiegherà come trattare i libri vecchi, Anna che ci porterà nei meandri della grafologia e della poesia...
E poi ci sarete voi, soprattutto.
E forse è proprio questo, per me, il senso dei progetti: creare spazi dove le cose accadono davvero. Senza proclami, senza liste infinite, senza promesse che si sciolgono a gennaio.
Il mio gesto ribelle? Continuare a scegliere i progetti al posto dei buoni propositi. E prendermi il tempo necessario per farli bene… anche se questo significa rinviare la palestra e non mettermi a dieta. Il minestrone? Spiace, ma no: non ho ancora imparato ad amarlo. |