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Non so stare nelle righe. Mai. In tutti i sensi, eh.
Da bambina, quando mi mettevano davanti quei disegni da colorare, il risultato era sempre lo stesso: qualcosa finiva fuori, sempre. E i colori? Quelli “giusti” non facevano per me. Adoro il rosso, il verde, le tinte forti e decise, quelle che non passano inosservate. E poi mi sentivo dire: “No, la casa tutta verde non puoi farla”, “No, i capelli rosso fuoco non esistono”… Ma nei miei pensieri sì. Nei miei pensieri tutto era acceso, tutto era possibile.
E col tempo ho capito che non era solo un modo di colorare. È il mio modo di stare al mondo.
Non riesco a seguire un binario preconfezionato, a stare in una forma già decisa da altri. Non lo voglio e, soprattutto, non mi interessa farlo. Perché c’è una bellezza profonda nell’essere unici, nel tracciare percorsi nuovi, nel non lasciarsi ingabbiare dall’idea di come “dovrebbero essere” le cose.
Anche Bookbank è così. Non è solo una libreria, è un mondo a parte. Una piccola bottega letteraria dove i libri si mescolano a vini, biscotti artigianali, miele piacentino e alle mitiche “tisane letterarie Bookbank” – perché ogni libro merita la sua atmosfera. È un luogo dove le pagine non si buttano mai via, ma si trasformano in nuovi oggetti fatti a mano, perché ogni storia merita una seconda vita.
Bookbank non è un punto di arrivo, è un punto di partenza. Da qui nascono idee, incontri, laboratori, corsi, progetti che prendono forma da un’intuizione, da un desiderio, da una semplice chiacchierata. Ogni scusa è buona per creare, per sperimentare, per trovare modi nuovi di stare insieme.
E siccome stare nelle righe non è mai stata un’opzione per me, quando qualcuno ha pensato bene di etichettarmi come “amica dei gay” e ha spaccato le fioriere davanti alla mia libreria (questa storia ve la racconterò meglio prima o poi), non ho tolto le bandierine arcobaleno. Anzi. Ho alzato la voce, ho organizzato incontri, ho promosso il Pride. Perché difendere l’unicità significa difenderla tutta, sempre.
Non riesco a stare ferma. Ho bisogno di energia, di movimento, di nuove prospettive. Ecco perché non riesco a rinunciare al teatro. Il gruppo Le Stagnotte è il mio spazio di libertà, la mia palestra di creatività. Stare sul palco – o dietro le quinte – mi dà ossigeno, mi apre nuove porte, mi regala storie che si intrecciano con la mia e che, a loro volta, diventano fonte di ispirazione per tutto il resto.
Il mio gesto ribelle? Continuare a colorare fuori dalle righe. Sempre. Perché è lì, fuori dalle righe, che nascono le cose più belle. |